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mercoledì 16 aprile 2008

Caro Fausto...

...perchè non fai una bella telefonata a tuoi colleghi, i segretari federali degli altri partiti della SA, e vi organizzate una bella gita al lago? Pensa che bello! Diliberto potrà rimandare qualche appello per venire, Pecoraro Scanio consigliarvi i posti migliori da vedere, Giordano imitare Richard Dreyfuss in Incontri Ravvicinati che ci somiglia tanto e Mussi raccontarvi qualche bella storia sulla classe operaia.
Ah, mi dirai, "E il partito?"
Beh, mentre state fuori potete lasciare le chiavi a qualcun altro. Di sicuro ci sarà qualcuno nel partito a cui affidarle... anzi, ho un idea migliore: lasciatele sul tavolino. Siamo la Sinistra, no? E che diamine! E allora chissenefrega delle gerarchie, della gavetta politica... fantasia! Creativita! Mischiamo un po' le carte. Che non ti fidi?
Si, dai! Lasciatele lì. Non sarà una bella sorpresa tornare e scoprire che è successo? Magari approfittiamo dell'occasione per dare una botta di vita a 'sto posto: una tinteggiata alle pareti, appendiamo qualche poster, quello striscione lì lo mettiamo dall'altra parte... potremmo anche liberare qualche stanza. Ora si è pochi, ma di questo posto c'è bisogno. Ora si gira un po', si vede come è la situazione là fuori, si fa qualche domanda e si cerca di far tornare gente. Possibilmente tutti insieme.
Voi andate, andate!
Divertitevi e non preoccupatevi.
Fate con calma. Tornate quando vi pare.
Anche mai.

mercoledì 5 marzo 2008

Gary Gygax

La prima volta che giocai a Dungeons & Dragons avevo 12 anni.
Mi venne chiesto da quelli che consideravo i tipi più "fichi" della classe se volevo giocare con loro, poichè erano a corto di un giocatore. All'epoca ero un ragazzino timido e complessato (contrariamente ad ora, che sono un adulto timido e complessato). Non avevo nessuna idea di cosa fosse un gioco di ruolo, ma solo il fatto di essere preso in considerazione da queste semi-divinità scolastiche mi entusiasmava. Dissi di si, e loro mi mollarono per tutta risposta un pacchetto di fotocopie.
Erano fotocopie del manuale del giocatore della 4° edizione di D&D; la mitica scatola rossa.
Le divorai in una serata.
E davanti mi si aprì un mondo. Un mondo di bui cuniculi, avidi draghi, valorosi guerrieri e potenti maghi. Un mondo del quale per prenderne parte mi bastava qualche amico, carta e matite, dadi poliedrici da valori inusuali - "esistono dadi oltre a quello a 6 facce!?" Meraviglia! - e molta creatività e fantasia.
Fu l'inizio di uno dei miei hobby preferiti. Un hobby che coltivo ancora.
Sono stato qualunque cosa: un guerriero, un sacerdote del dio del tempo, un ladro-stregone, e cambiando gioco e ambientazione, un cavaliere Jedi, un vampiro contemporaneo, una guardia giurata fallita, il capitano di una nave stellare, ma soprattutto, un creatore e gestore di mondi.
Ho giocato in ogni condizione e con ogni compagnia. In casa con gli amici di sempre, sotto il sole estivo riparato da una veranda, nel casino di una fiera con gente mai vista, di notte sulle mura di Lucca, all'esterno di Viterbo armato di una spada di gomma.
Ho conosciuto decine di persone in giro per il paese e a due passi da casa. Amicizie durate lo spazio di una sessione, un'estate o che durano tutt'ora.
Ho intrapreso interminabili discussioni quasi antropologiche su come trattare coi propri giocatori, capziose al limite dell'assurdo sulla creazione di qualche regola, disquisendo quanto D&D incentivasse o ostacolasse l'interpretazione dei personaggi.
E tutto questo... andrà perduto come lacrime nella pioggia... no, no. Quello è Blade Runner.
Dicevo, tutto questo, per me come per altri, tutto ciò che è legato a quella scatola rossa, a quel gioco rudimentale, imperfetto e geniale, non sarebbe mai stato senza uno dei creatori stessi di quel gioco.

Addio, Gary.
E grazie di tutto.

sabato 16 febbraio 2008

Signore e signori, buonanotte

Tranquilla serata casalinga.
Inusuale, ma non mi va di spremermi. Ho la notte sulla capoccia e comunque avrò tempo i prossimi due giorni per darmi varietà.
Il mio coinquilino (quello rimasto) e la sua donna decidono di vedersi un film. Mi propongono di vederci "Signore e signori, buonanotte". Blam! Folgorazione. E' dai tempi della maturità che non vedo quel film. Già già. Visione per la quale devo ringraziare quel genio cinefilo di professore d'italiano che avevo. Però... lo guardammo tutto? O solo qualche spezzone che lui trovava particolarmente interessante? Nel dubbio, accetto volentieri la proposta della coppia. La mia regione a Sim City 4 può anche aspettare qualche giorno.
Beh, che dire?
Niente. Cioè, no. Ci sarebbe da dire parecchio, ma alla fine sarebbe sempre la stessa sbobba. E' un film del 1976, per la miseria! E tutto quello che ci si vede, che denuncia, che irride, si ritrova nella cronaca e nella vita dei giorni nostri. Con una botta di grafica computerizzata si potrebbe aggiornare vestiario e ambienti e avremo una pellicola pronta per divertire e scuotere coscienze nelle nostre sale.
E, diamine, non so se mi mette più tristezza che cose del genere non passino più in televisione o constatare che un film così è attuale perchè in tutto l'arco della mia vita, in questo paese, è cambiato veramente poco.




lunedì 11 febbraio 2008

Totocutugnismo

E così uno dei miei coinquilini se ne va.
E nel farlo corona due suoi sogni, quello relativamente recente della convivenza con la sua ragazza, e quello agognato da tempo di vivere fuori Roma
Erano anni che ne parlava, più o meno come fanno tutti. Si, perchè questo mito moderno, che sembra seguire l'antico cutugnesco grido "Voglio andare a vivere in campagna!", è cosa abbastanza diffusa. Capita sempre, in mezzo ad una serata a parlare di progetti, sogni o desideri che qualcuno parta con la solita solfa. Tipicamente cominciano così:
No, adesso perchè il lavoro/la casa/i genitori/il mio amico immaginario/la CIA mi blocca/bloccano, perchè quello che veramente vorrei...
e qui lo sguardo si alza quel tanto che basta verso l'alto e si illumina sognante
...è andare a vivere lontano dalla città. Via dallo stress e dal casino. Godersi il silenzio assoluto della notte. Che è proprio silenzio. Non si sente niente. Proprio nulla. E la mattina svegliarsi sentendo il gallo in lontananza, aprire la finestra, respirare aria pulita ascoltando gli uccellini...
E via via via, in un crescendo di luoghi comuni rurali che culminano sempre, e dico sempre, col sogno definitivo del Casale In Toscana (al massimo permutabile con La Villa Al Lago).
Io, lo ammetto, sono un cittadino inveterato. Non che non ami l'occasionale incontro/scontro con la natura o con luoghi dalla vaga urbanizzazione, ma principalmente adoro vivere a contatto con il caos e gli stimoli di una grande città (e poi Roma non è una città come tutte). Tutto questo entusiasmo per la campagna mi appare, quindi, assurdo, in un modo che si evince facilmente da uno scambio avuto l'altro giorno col partente.

Lui: Ti rendi conto? Ci hanno detto che ci volevano 5 minuti per andare a Casperia. Ed erano veramente 5 minuti! Abbiamo preso la macchina, 5 minuti, tac! Arrivati. Niente traffico. Niente stress! E c'era subito posto. Fantastico!
Io: A che serve metterci poco per andare in un posto in cui non c'è niente da fare?

Mah! Comunque sia, son contento per lui. Per quel che lo conosco qualcosina gli mancherà, ma sono sicuro si troverà bene.
Di mio lo ringrazio dell'inestimabile coinquilinaggio di 19 mesi e gli dedico questa perla cantautoriale di Stefano Disegni come augurio per la sua nuova esperienza abitativa.

Sono scappato qua, in mezzo alla campagna
la salute ci guadagna
Annuso i rosmarini, ascolto gli uccellini
ah... che pace che c'e'

Quanta tranquillita' in mezzo alla campagna
Arrostisco una castagna
giro vestito male, mangio solo naturale
Ah... e alle cinque c'e' il te'.

Oggi osservo l’airone reale,
domani faccio la foto al cinghiale,
dopodomani sento il suono del vento,
sì va bene sono tanto contento, però…

ammazza che lagna la vita qua in campagna,
ammazza che palle la vita in questa valle,
ammazza che lagna tutta 'sta contemplazione,
in mezzo alla campagna si può andare in depressione!


E sto ancora qua in mezzo alla campagna,
riarrostisco una castagna,
riannuso i rosmarini, riascolto gli uccellini,
m’illumino d’immenso e vabbè, sì ma dopo che c’è?!

E ariosservo l’airone reale,
e arifaccio la foto al cinghiale,
e ariascolto il respiro del vento,
ogni giorno un po’ meno contento perché…


ammazza che lagna la vita qua in campagna,
ammazza che palle la vita in questa valle,
ammazza che lagna non posso andare avanti,
in mezzo alla campagna mo’ bestemmio tutti i santi!


Voglio un televisore,
voglio un videoregistratore,
voglio uscire a fare acquisti, chiacchierare coi tassisti,
e la sera il cinemino, coi popcorn e un gelatino!
E basta rosmarini, affanculo gli uccellini,
me ne frego del cinghiale, troppo vento mi fa male,
voglio andare ad ogni festa, far ginnastica in palestra,
rimorchiare le commesse, imbottirmi di compresse!

martedì 8 gennaio 2008

MySpace Invaders

Perchè MySpace ha così tanto successo? Perchè oramai hanno tutti un utenza MySpace, e chi non ce l'ha non ci pensa due volte a farsela?
Non so con che finalità sia stato realmente creato. Permette di avere una pagina in cui presentarsi, mettere dei brani musicali da ascoltare, delle foto, un rudimentale diario e una sorta di guestbook in cui possono scrivere altri utenti MySpace.
Una sorta di blog multimediale precotto pronto all'uso.
Ci trovi di tutto: attori, musicisti, sportivi, famosi e non, reali e non (c'è la pagina di Commander!), e ovviamente un sacco di gente comune (i quali invariabilmente hanno tra gli amici una selezione tipo: Radiohead, U2, Nicole Kidman, Sarkozy, Galeazzo Ciano e Sauron, e la bacheca piena di "thanks for the add").
Insomma, niente di più o di meno di un Social Network come tanti ne stanno nascendo di questi tempi. Non so se è stato il primo. Ecco, forse questo servirebbe da parziale giustificazione ma... il punto è che...
...è brutto.
Veramente brutto.
L'aspetto medio della pagina di MySpace è paragonabile alle pagine dei primi siti personali che apparirono sulla Rete nella seconda metà degli anni '90. Se solo si sostituissero gli audio mp3 con dei file midi l'equivalenza sarebbe perfetta!
Ed ho anche sentito dire che è poco usabile (cosa che mi riservo di sperimentare personalmente).
Perchè, mi chiedo quindi, tutto questo successo? Perchè ci sono personaggi che hanno l'utenza MySpace piuttosto del sito che è più versatile?

Certo, non sarebbe il primo prodotto mediocre ad aggiudicarsi un mercato. Di esempi ce ne sono molti. Vediamo un po'...
  • Windows
  • il VHS (ma almeno lì era per la pornografia)
  • Dungeons & Dragons
  • McDonald
  • Ramazzotti
  • Forza Italia
hmmm... altri?

domenica 30 dicembre 2007

Quelli che malpensano

Quindi pare proprio che sara Air France ad aggiudicarsi Alitalia. Il piano industriale presentato dai francesi, di cui ancora non si conoscono i termini, ha convinto anche il governo dopo il cda della compagnia.
E come era ovvio, è scoppiato un gran casino!
Avevano cominciato i sindacati, esprimendo preoccupazione a più riprese, ha continuato Formigoni, in un escalation di dichiarazioni, per finire con Bossi che annuncia addirittura movimentazioni di piazza.
Lasciando perdere il solito e frusto discorso della salvaguardia dell'italianità delle aziende - che nasconde dietro un paravento patriottico il tipico atteggiamento italico-mafiosetto di tenere tutti gli affari in "famiglia" - ciò che è veramente assurdo di tutta la questione è la difesa a spada tratta di quell'aberrazione logica e logistica che è l'aeroporto di Malpensa.

Malpensa è scomodo: 40Km da Milano, a cui è stata collegata solo in seguito da un trenino che comunque impiega 40 minuti dalla stazione Cadorna. Sia i milanesi che i torinesi preferiscono servirsi dei rispettivi aeroporti, Linate e Caselle, per poi raggiungere hub europei e da lì, altre destinazioni. Più che di Milano è l'aeroporto di Varese.
Malpensa è progettato male: per un aeroporto terminato meno di 10 anni fa le anomalie che Malpensa presenta in confronto ai documenti internazionali sulla progettazione di aeroporti sono quasi da record. Le due piste sono troppo vicine rendendo impossibile utilizzarle simultaneamente per decolli o atterraggi. Per raggiungere il piazzale di parcheggio dalla pista più esterna, o viceversa, gli aerei devono forzatamente attraversare l'altra pista. Una condizione potenzialmente pericolosa ad ogni passaggio ("ma tanto ci sono i controllori. Che controllassero." direbbe quella fine mente del presidente Enac, Riggio). Le rotte di partenza e arrivo sono ingombrate più del dovuto dagli edifici dei paesini limitrofi.
Malpensa è un invenzione politica: ora come ora tutto il traffico che vola su Malpensa ci vola unicamente perchè spostato arbitrariamente da Roma, o perchè non gli permettono di andare a Linate, o perchè è traffico di collegamento da altri scali nazionali ai voli delle due categorie precedenti. Il progetto Malpensa 2000 e il riordinamento delle rotte Alitalia sotto la perdente filosofia dei 2 hub sono nate sotto una matrice di mero campanilismo politico. Per l'Alitalia il trasferimento coatto di voli e personale al nord è stato un ulteriore salasso nella già non rosea condizione finanziaria (Altro che soldi del Nord per Alitalia, caro senatùr, sono stati i soldi di tutti per il nord, come sempre).


Qualunque persona sana di mente riporterebbe il centro delle operazioni Alitalia a Fiumicino, com'era un tempo. Ed è probabilmente quello che farà Air France che è sicuramente più libera da influenze politiche che il tandem Airone-banche.
E invece i sindacati e gli eroi del Nord non sono d'accordo.

Perchè? Mi viene da pensare per il medesimo campanilismo politico che ha creato l'anomalia innanzitutto. Altrimenti per quale altro motivo il ricco, produttivo e lavoratore Nord si abbasserebbe a chiedere assistenza allo Stato come una qualsivoglia regione del mezzogiorno? Malpensa deve imparare a camminare con le proprie gambe come fanno da tempo tanti altri scali italiani che si trovano lontani dai pensieri della politica e vicini alle esigenze dei passeggeri.
Una soluzione semplice e rapida potrebbe essere trasformarlo in uno snodo low cost. Quale motivo migliore per andare a Malpensa che non per prendere un aereo a prezzi stracciati? La RyanAir l'aveva capito e qualche mese fa aveva offerto un miliardo di euro da investirci sopra.
Che fine ha fatto quell'idea?
Chi dice di avere a cuore le sorti di Malpensa farebbe bene a fare uno squillo al signor O'Leary, invece di sbraitare cose senza senso in TV.

giovedì 27 dicembre 2007

Sei siti di separazione reprise

Il post precedente può sembrare avere un finale incollato alla bene e meglio. Effettivamente stavo per aggiungerci la parte che scriverò qui, poi ho pensato che sarebbe stato meglio averne due più piccoli e, soprattutto, me ne morivo dalla voglia di citare quella frase del mio coinquilino che adoro (la frase, il coinquilino ha i suoi momenti). Se invece il post precedente vi è sembrato che non facesse una grinza e di lettura scorrevole, allora va bene così e potete considerare il periodo di sopra come un vaneggiamento indotto dall'inalazione di trielina.
Comunque, sulla base della riflessione che il recente successo di Blog e Social Network se non ha messo in vetrina chiunque conoscessi ne ha quantomeno esposti parecchi, mi sono concesso una spregiudicata sperimentazione. Vado su Google, digito con cura il nick della persona, premo Invio, et voilà! Il blog della mia ex^2.
Non resisto. Clicco ancora e comincio a curiosare.
E' aggiornato abbastanza regolarmente, layout carino e sobrio, scrive di varie cose in prima persona con una certa verve, tra le quali musica e videogiochi che erano due delle passioni che condividevamo, ed è pieno di foto.
Molto mi conferma di cose che già sapevo da amici comuni: si è sposata e vive negli USA. Vedo anche il marito, un ragazzotto di colore dalla faccia simpatica. Io non vengo mai nominato. Tracce di me possono solo ritrovarsi in un vago riferimento ad un "periodo buio di due anni fa". Meglio così. So che c'ha sofferto quando l'ho lasciata, ma malgrado le sue innegabili qualità eravamo incompatibili. Son contento di vedere che se la passa bene.
La cosa buffa, ma neanche tanto, è stato che se non avessi saputo chi fosse, dalla lettura dei post, avrei pensato: ecco una che mi piacerebbe conoscere.
Beh, d'altronde non è che si sta insieme per niente, e tantomeno queste cose scompaiono quando le strade si dividono. Ed è anche altrettanto vero che contano anche altre cose e queste non sempre traspaiono da cose come i post di un blog (tranne per il mio. Sono veramente arguto e adorabile come i suggeriscono i miei post ;) ).

PS: Ripensandoci, una cosa del suo lato "no" traspariva. Il tipo, il marito, aveva dei post dedicati a lui con il suo tag personale. Cioè, una sezione del blog solo per lui, con i post sulle sue gesta, frasi che dice, e così via.
Lusinghiero si, ma messe in un modo da sembrare più "quanto è bello il pupo mio" che una normale ammirazione del partner. Succedeva anche con me, come se non risultassi già abbastanza stupido di mio.

Sei siti di separazione

Trovo sempre divertenti le coincidenze. Alcune poi sono veramente incredibili. Sarà che non credendo nel destino non posso che rimanere stupefatto da ciò che riesce ad accadere a discapito delle infime probabilità che possa realmente farlo.
Una niente male già la vivo sul posto di lavoro, dove la mia collega è risultata essere amica di un amica della ex^2 del mio coinquilino (nonchè amico).
Sulla rete, che ha poi la duplice caratteristica di mettere ogni cosa a disposizione di tutti e di lasciarcela indefinitvamente, la cosa, aumentando di complessità, almeno apparente, diventa ancora più incredibile.
Proprio l'altro giorno, consultando il Forum, su un post leggo un collegamento ad un blog il cui dominio ha un nome che mi suona familiare. Ci clicco sopra, mentre con una certa facilità la mia memoria comincia a recuperare dati su un periodo neanche tanto lontano della mia vita - circa 8 anni fa - i cui dettagli risultano stranamente sepolti sotto tonnellate di polvere. Incomincio a leggere il blog e di pari passo ricomincio a mettere insieme i pezzi. Sarà lui? Non sarà lui? Nome e cognome coincidono, ma il dubbio resta sempre... beh, c'è un modo infallibile: guardiamolo in faccia. Come la maggior parte dei blog odierni che si rispetti c'è un bel collegamento al suo account di Flickr. Ci clicco sopra e zac! Messo di fronte all'informazione visiva, il cervello, con un ultimo bruciante scatto di elaborazione, mi sbatte in faccia tutto il ricordato. E' proprio lui. Un po' inquartato, certo - d'altronde ha la mia stessa età, ma è proprio lui. Guardicchio un po' le foto e mi perdo fuggevolmente a pensare a cosa ci sarebbe di diverso nella mia vita se avessi continuato a frequentarlo. Magari sarei pure io lì in mezzo a qualche foto, probabilmente conoscerei qualcuna di quelle persone, e quelle a loro volta mi avrebbero influenzato chissà in che modo. Intendiamoci, non che fosse il mio migliore amico del tempo, ma ci si sentiva con una certa regolarità su internet, ci si vedeva alle Con, e una volta andai pure ospite a casa sua nella sua città. Chissà poi perchè non ci si è più sentiti. Or ora che scrivo mi sembra di ricordare un suo trasferimento per lavoro a Brescia e poi l'affievolirsi dei contatti sugli spazi comuni che si frequentava. Adesso che ci ripenso, sono parecchie le persone che frequentavo all'epoca e che ora risultano essere poco più che nomi che vengono ogni tanto riportati in superficie da qualche discussione a margine ("Sai chi ho incontrato a Lucca? XYZ." "Ma dai? Come sta?" "Bene, s'è sposato." "Ma pensa un po'..."), e anche lì i motivi dell'allentamento della frequentazione sono più da ricercarsi in un cambiamento di contesti che in qualche screzio o litigio.
Che le amicize e le compagnie cambino è cosa risaputa, ma la capacità della Rete di sbatterti in faccia una persona del tuo passato in tutto lo splendore delle sue ramificazioni telematiche è qualcosa di nuovo. Insomma, capita di incontrare una persona per caso dopo tanto tempo. Nella maggior parte dei casi si scambiano dei convenevoli e poi si torna entrambi nelle nebbie, a volte ci si promette di rivedersi, raramente ci si rivede sul serio si riprende il filo dove lo si era interrotto. Invece così, non solo ci ritroviamo in mano una sorta di bignami della persona - riflessioni, gusti, impressioni, ecc... - in tempi più o meno recenti, ma oltretutto, compiendo un ulteriore passo logico, nell'eventualità che pensassimo di non lasciare più al caso certe scelte potremmo sostituire la difficoltosa ricerca, che era necessaria una volta, con una semplice su Google.
Ma al di fuori di tutto questo: qual'erano le probabilità che si avverasse una coincidenza come quella di sopra? Io credo poche. Eppure cose del genere avvengono con una certa frequenza. Forse ha ragione il mio coinquilino (quello che stava con la tipa che conosceva eccetera eccetera):
"Alla fine le persone saranno pure tante, ma i personaggi giocanti son sempre gli stessi"

sabato 27 ottobre 2007

Shot Message Service

Non mi piacciono gli SMS.
Oddio, a dire il vero non ho mai adorato neanche il cellulare in sè. Non fosse stato per una mia ragazza, prima, e la reperibilità lavorativa, poi e oltre, probabilmente ancora mi divertirei a giocare a fare "L'Ultimo Uomo Sulla Terra" stando senza. Devo ammettere che la recente fagocitazione da parte del telefonino di fotocamere, agende, torce elettriche, lettori musicali e altro, fino a tramutarlo nel coltellino svizzero del terzo millennio, mi ha reso sicuramente più simpatico lo strumento, ma non è, e credo sarà mai, amore.
Comunque, ho scoperto che non mi piacciono gli SMS. Certo, come tutti li utilizzo a quintali - contro le tonnellate dell'utente medio - e anch'io li trovo estremamente comodi e versatili in parecchie situazioni. Quindi, ci si chiederà, perchè?
Beh, innanzitutto, tarpa l'espressività. La regola richiede riduzioni e contrazioni di parole per rispamiare spazio, quindi soldi, ed inoltre provare a scrivere al di fuori del vocabolario T9, moderno MinCulPop in miniatura, è di una pena infernale. Ergo, via tutta la caratterizzazione personale del linguaggio, via i neologismi!
Ma questa non è neanche la cosa peggiore, a dirla tutta. In fin dei conti basterebbe essere meno tirchi e meno pigri, ed ecco che il problema è risolto. Ma come la mettiamo con l'uso improprio dell'SMS?
Perchè fintanto che il nostro destinatario è una persona col quale abbiamo un rapporto chiaro e stabile, nessun problema. "Fra poco arrivo", "Ci si vede stasera", "Che state a fa'?", e tutti felici e contenti. Un altro grande passo avanti dell'umanità grazie alla tecnologia.
Ma se il destinatario è una di quelle persone con cui le cose non sono molto chiare? Mandate il vostro bel messaggio, dopo aver passato almeno mezz'ora a scriverlo e correggerlo perchè volete essere sicuri che dall'altra parte capiscano. E la risposta non arriva. Ne subito, ne poco dopo, ne dopo un'ora, ne dopo un giorno. E' un no? O non è arrivato il messaggio? Sembra una stupidaggine, ma non lo è, badate bene. Quanti sarebbero sereni a cercare di sbrogliare la situazione scrivendo: "Ma ti è arrivato il mio msg? In caso contrario, era per dirti che ti ho sempre amata segretamente.". Beh, a quel punto si telefona, direte. E bravi furboni! Perchè non farlo direttamente, allora? E' qui la risposta è semplice: perchè avevamo troppa paura per farlo e per questo abbiamo usato l'SMS.
Abbiamo paura ad esporci e per questo preferiamo sparare pallottole alla cieca.
E a me non piace, nè quando sparo, nè quando mi sparano.

mercoledì 26 settembre 2007

Pensieri

Non è da quanto tempo voli, ma da che altezza cadi.

venerdì 2 giugno 2006

True Faith

Leggenda vuole che Bernard Sumner ebbe l'ispirazione per il nuovo nome del gruppo proprio al funerale di Ian Curtis. Davanti a quella lapide compratagli coi pochi spiccioli rimasti, dopo l'estremo saluto all'amico, si erano messi a parlare di ciò che sarebbe stato delle loro carriere.
Gli anni dei Joy Division furono rapidi e burrascosi, come si conviene ad un gruppo punk. Anche se a dire la verità avevano presto abbandonato le sponde del genere differenziandosi. Dove il punk dei Pistols e degli Stooges privilegiava la rabbia e l'energia, i Joy Division davano più spazio alla malinconia e al nichilismo. Erano arrivati al punto di importare i sintetizzatori dalla nascente corrente elettronica, mossa che li fece additare come eretici nel panorama musicale. E adesso, proprio nel momento che cominciavano ad arrivare i primi frutti di quegli anni di idee, impegno e sofferenza, Ian aveva deciso di andarsene. E nella maniera più drastica, improvvisa e irrimediabile.
Decisero di comune accordo che i Joy Division non sarebbero sopravvissuti a loro cantante e compositore. C'era troppo di Ian nelle sonorità del gruppo. Ogni nuova creazione avrebbe dovuto fare i conti col suo fantasma e avrebbe naturalmente teso a raggiungere quel passato ormai irripetibile.
No, non potevano rimanere ancorati al passato.
Bisognava andare avanti, riprendersi e darsi da fare a trovare nuove direzioni. Ci voleva un nuovo ordine, ecco! New Order, questo sarebbe stato il nuovo nome.
I primi anni furono difficili, ma presto le cose presero a girare e i New Order diventarono ciò che sono tutt'ora, un punto di riferimento nel mondo
del rock. Aumentando ulteriormente la commistione tra generi sporchi, come il punk e la new-wave, e asettici, come l'elettronica e la dance, hanno
creato un genere nuovo, ibrido, considerato impensabile prima degli anni '80. La loro carriera e poi è continuata con nuovi album, collaborazioni e
contaminazioni.

Mi piace molto questa piccola parabola rock. Ha dentro un grande insegnamento: quando una cosa finisce, va consegnata al passato e lì rimane. Inseguirla,
rimpiangerla è inutile e dannoso, a prescindere da quanto fosse bella e unica.
Non sapremo mai se i Joy Division sarebbero diventati importanti come i New Order se Curtis fosse ancora vivo, nè quello che sarebbe successo se i rimanenti elementi del gruppo avessero deciso di continuare sulla stessa strada dopo la sua scomparsa. Ed è anche inutile chiederselo perchè Ian Curtis è andato via e non tornerà mai.
Però sappiamo che senza quell'avvenimento i New Order non sarebbero diventati i New Order. E così anche noi senza il nostro passato non saremmo noi. Un passato che va considerato unicamente nel bagaglio della nostra esperienza, poichè si deve continuare a guardare avanti seguendo un nostro nuovo ordine.

domenica 9 gennaio 2005

La Settimana Enigmatica

Entrambi i colleghi con i quali condivido il turno di lavoro sono appassionati di enigmistica. Così non è raro che in giro nel mio posto di lavoro possano trovarsi delle copie del mitico settimanale che da decenni vanta innumerevoli tentativi d'imitazione.

Ho bei ricordi legati alla Settimana Enigmistica. Il mio zio preferito ne era un grande consumatore, e quando andavo a casa sua per giocare a carte avevo l'abitudine di prenderla in mano per unire tutti i puntini da 1 a n (dove 20 <>

Col passare degli anni ho perso il vizio dei puntini e degli spazi per entrare nel tunnel delle "Spigolature", dello "Strano, ma vero!" e del "Non Tutti Sanno Che...". Probabilmente la nozione che un tizio del Nebraska ha avuto il singhiozzo per 12 anni, 3 mesi e 12 giorni non mi sarà d'aiuto nella vita (tranne che a indurmi a farmi passare il singhiozzo il prima possibile con tutti i mezzi a mia disposizione, anche illeciti), ma trovo una curiosità irrestitibile per i fatti anomali del mondo.

Comunque, quello che mi rincuora, è l'immarcescibilità della formula del settimanale. Indifferente al passare degli anni subisce solo minimi cambiamenti, di cui il più grande secondo me, che è anche un segno dei tempi, è che non pagano più le barzellette inedite di "Risate a Denti Stretti" (un'altra opportunità di carriera sfumata...).
Perchè mi rincuora? Da un punto di vista New Age potrei dire perchè ciò dimostra che la perfezione, o cio che più gli si avvicina, esiste ed è raggiungibile. Molto più concretamente perchè rimangono inalterate quelle situazioni surreali, senza tempo e deliziosamente assurde che permeano tutta la pubblicazione (da cui il titolo del post).

Per esempio: il Corvo Parlante. Lo scenario è più o meno sempre lo stesso: una piazza di qualche città. Per non si sa quale motivo un Corvo appollaiato su uno degli alberi invece di gracchiare normalmente, parla. Però, affetto da una gravissima forma di dislessia, spezza e mischia tutte le parole delle sue frasi, che invariabilmente si riferiscono a degli oggetti in giro per la piazza. Come se ciò non fosse già abbastanza strano, tutte le persone presenti in loco stanno lì fermi e attoniti ad ascoltarlo.
Ci sono dei giorni che anch'io parlo come il corvo e di solito non mi caga nessuno.

Ancora meglio è "Il Quesito con la Susi". Questa povera ragazza ogni qualvolta se ne esce con una domanda normalissima deve sorbirsi affermazioni ad incastro che ponderate logicamente gli daranno la risposta. Tipo:

Susi: "Dove andiamo in gita domani?"
Gianni: "Allora, Luca vuol andare al mare. Andrea e d'accordo per il lago e la montagna. Fabio vuole andare solo in luoghi in cui c'è dell'acqua. Matteo non e' d'accordo con Luca. Silvana e' d'accordo con Fabio e in disaccordo con Matteo. Alla fine abbiamo deciso di andare nel posto con più preferenze. Qual'è?"

Che diavolo ha fatto questa povera crista per subire una cosa del genere? Manco chiedesse, chessò, "C'è vita nell'universo?", "Qual'e' il senso della vita?" , "E' dimostrabile l'ultimo teorema di Fermat?". Vuole sapere dove andare in gita? E diteglielo, per la miseria!
Che se poi è un tentativo di Gianni per fare colpo allora possa affermare con una certa sicurezza che la Susi non gliela darà mai.

Chi, invece, aveva capito tutto era il Tenero Giacomo.
Però, ecco, quello l'hanno tolto. :(